Ceramica attica
Nella produzione della ceramica greca, particolarmente fiorente per tutto il primo millennio a.C. occupano un posto di primo piano i vasi attici, che ce ne offrono la più vasta testimonianza .
Oltre all’indubbio interesse storico, derivante dal fatto che le loro raffigurazioni ci documentano molti aspetti della vita del tempo, essi hanno un reale valore artistico, presentandosi spesso come vere e proprie opere d’arte.
La produzione di vasi attici comincia ad avere caratteri propri tra il IX sec. ed il 750 circa a.C.
fino a trovare il massimo splendore nel VI sec. a.C.( produzione indicata con il nome di Ceramica Attica a figure nere), periodo in cui la ceramica Attica contribuisce in maniera essenziale e quasi esclusiva all’arte della ceramica greca. All’inizio del VI sec. a.C. infatti, tutte le fabbriche di ceramica che erano fiorite a Corinto, Rodi e Sparta, scompaiono di fronte al trionfale sviluppo della ceramica Attica, che nel giro di pochi anni batte ogni concorrenza.
I vasi Attici vanno arricchendosi sempre di più di motivi e la pittura si perfeziona fino a raggiungere figurazioni complesse e movimentate.
I particolari delle figure sono ottenuti con sottilissime punte metalliche che incidevano la vernice nera dopo la cottura, facendo riapparire il rosso.
Il pittore non si limita a creazioni puramente grafiche, ma fa vivere le sue figure in un mondo di passioni, gioie e dolori, esprimendo nella posizione e soprattutto nel volto, la condizione psicologica del soggetto rappresentato.
Dal 530 a.C. inizia la produzione della Ceramica Attica a figure rosse, di assoluta innovazione tecnica. Meravigliosa è la sottigliezza delle linee, che dovevano essere tracciate con pennelli speciali, sottilissimi e forse costituiti da una sola setola.
Cratetre attico a colonnette a figure nere (470-460 a.C.)
| A | B |
| Lato A Due Satiri; uno diretto verso sinistra, tiene una oinochoe nella mano destra, l’altro si dirige verso sinistra, volgendo il capo verso destra, come se guardasse l’oggetto che tiene nella mano sinistra e appoggiato alla sua spalla. L’oggetto in questione potrebbe essere un basso sedile o un oggetto legato a particolari rituali sacrificali. Nella parte inferiore una banda risparmiata. |
Lato B Due Satiri; uno rivolto a destra tiene nella mano sinistra una lira, molto ben definita e nella mano destra un kantaros proteso. Il secondo Satiro rivolto a sinistra, tiene una oinochoe nella mano destra e dei chicchi sovraddipinti in bianco nella destra. Una linea scura insiste sotto la scena; uso sapiente della vernice diluita per tracciare i particolari anatomici. |
Decorazione secondaria:
Fila di linguette all’attaccatura di ogni ansa, motivo a raggiera all’attacco del piede.
